lunedì 16 settembre 2013

La "Cialledda" un piatto estivo freschissimo e gustoso

Con questo termine si vuole indicare un piatto della cucina contadina pugliese, a base di pomodori, che un tempo veniva preparato in estate per utilizzare i tozzi di pane raffermo che altrimenti avrebbero dovuto essere gettati via.
"Il pane non si butta" era l'insegnamento delle madri avvezze a lavorare duramente per sfamare la famiglia, e quando non avevano altro da mettere in tavola preparavano "ne cialledd".
All'epoca, il pane cotto nel forno a legna era l'alimento base dell'alimentazione delle classi più umili tanto che ancora adesso, secondo i nostri anziani, sprecarlo "è peccato".
Oggi se ne consuma sempre meno, e spesso per fare la cialledda si usano le friselle o i taralloni scaldati in forno, ma, volendo seguire la tradizione, si può preparare un gustoso piatto di riciclo del pane avanzato in settimana.
Molti ristoranti lo ripropongono anche, nelle sue infinite varianti, a beneficio dei turisti.

Per un piatto di cialledda occorrono:

4 o 5 pomodorini verdi
sale 
olio extravergine di oliva
origano
acqua
qualche fettina di cipolla, se piace
pane pugliese raffermo con la crosta

La preparazione è semplicissima.
Lavare i pomodori, affettarli e adagiarli in un piatto fondo
condirli con sale, olio e origano e poca cipolla affettata
aggiungere il pane raffermo a pezzetti e acqua fredda a filo
lasciare insaporire per qualche minuto
consumare prima che il pane s'impregni troppo.

Alcuni vi aggiungono anche gambetti di sedano o un cetriolo affettato.

Frisella 0000.jpgLa frisella, chiamata anche il pane dei Crociati perché favorì il vettovagliamento delle truppe in Terra Santa, viene preparata con farina di grano duro o di orzo, anche mescolate fra loro.
Si tratta di un tarallo che viene cotto in forno.
A metà cottura viene sfornato, tagliato a metà e infornato nuovamente fino a cottura definitiva.
Grazie a questa doppia cottura, può essere conservato per mesi.
Un tempo le friselle venivano infilate in una cordicella a formare una collana che poteva essere facilmente trasportata, oppure conservate in un grosso orcio di terracotta chiamato "capasone".
Oggi le possiamo trovare nei supermercati racchiuse in buste di plastica.
Oltre che nella cialledda, la frisella (frisedd) viene consumata anche da sola, bagnata con poca acqua nella parte ruvida e condita semplicemente con pomodoro, sale, origano e olio.
Le friselle vengono consumate tutto l'anno, in special modo in estate,  e sono preferite in quelle situazioni che sconsigliano il consumo di pane fresco, ad esempio dai marinai che partono per le battute di pesca.




domenica 25 agosto 2013

Recensione: Il cacciatore di dote

ROMANZI_1050   Autore: Ornella Albanese
  Editore: Mondadori
  Collana: I romanzi
  Genere: Romance storico
  Ambientazione: Italia 1876
  Pagine: 246
  Prezzo: € 4,50
  E book: disponibile

  Giudizio: Delizioso!







Trama

L’ha sposata per denaro,
ora vuole il suo cuore.


Sommerso dai debiti, il conte Lupo Sanminiati ha solo un modo per evitare la prigione: trovare al più presto una moglie ricca. Con una lista di giovani aristocratiche adatte allo scopo, il nobile si reca a una festa danzante e dà inizio alla caccia. Ma le voci del suo dissesto finanziario, purtroppo, si sono già diffuse rendendo vano ogni sforzo. Tutto sembra perduto, finché si fa avanti Aurea del Poggio, che Lupo non aveva preso in considerazione perché troppo insignificante. La ragazza gli propone l’accordo che lui desidera, però fin dalla prima notte di nozze si troverà impreparata a fronteggiare il tipo di vita che l’aspetta al fianco del marito. E l’unica soluzione possibile ferirà profondamente Lupo, rischiando di compromettere il futuro di entrambi…

L'ultimo, atteso romanzo di una delle più brave autrici  italiane di romance è in edicola, se amate il  genere rosa e come me siete fan di Ornella Albanese, non perdetelo perché si tratta di un'autentica chicca ...

Iniziamo con i protagonisti: Lupo e Aurea. Già i nomi mi hanno fatto sognare ... e poi che bella copertina! Diciamo la verità, chi di noi lettrici romantiche non ha sognato di recarsi a un ballo in una cornice da sogno, con indosso uno splendido vestito, e di danzare al braccio di uno stupendo cavaliere?
Tutto questo soltanto a guardare la cover, ma il romanzo naturalmente ci regala molto di più.
Grazie alle sue doti di empatia, l'autrice ci fa conoscere i pensieri, le emozioni, le segrete passioni dei personaggi. Viviamo il tormento di Lupo, l'aristocratico libertino che con la sua vita dissoluta ha voluto punire il padre per il suo comportamento oltraggioso e invece è divenuto simile a lui, cinico e autodistruttivo. Sospiriamo insieme ad Aurea per il coronamento del suo sogno d'amore, anche se poi la crudeltà della vita avrà la meglio sui suoi desideri.
Mi è piaciuto assistere alla crescita del protagonista che dopo aver toccato il fondo decide finalmente di cambiare vita e ritrovare il rispetto di sé stesso. Il cambiamento di Aurea diventa palese solo dopo il suo ritorno, quando è chiaro che il brutto anatroccolo si è trasformato in un cigno.
Anche se il tema del romanzo non è proprio originale, non mancano le sorprese e i colpi di scena.
C'è anche una storia d'amore parallela fra il cugino di Lupo, Lorenzo, e Rebecca, una simpatica amica di Aurea che ho trovato molto interessante.

In effetti tutti i personaggi secondari, a cominciare dalle dame aristocratiche il cui unico problema era riuscire a trovare un pretendente adeguato, alle umili sartine che con ago e filo realizzavano piccoli capolavori, senza dimenticare gli onnipresenti domestici, sono tratteggiati con tanta abilità da creare un fedele quadro della vita del tempo.

"Il cacciatore di dote" è elegante come un minuetto e altrettanto delizioso.         



Tra le altre opere dell’autrice già pubblicate in precedenza da Mondadori nella collana I Romanzi, ricordiamo IL FILO DI ARIANNA, INGANNI D’AMORE, CUORE DI LUPO, L’OMBRA DEL PASSATO, L’AVVENTURIERO CHE AMAVA LE STELLE, IL PROFUMO DEI SOGNI e AURORA D’AMORE.
La Leggereditore invece ha pubblicato: L'anello di ferro e L'oscuro mosaico.





 

venerdì 2 agosto 2013

Focaccia Blues: quando una focacceria pugliese sconfisse McDonald's


Il film

E' del 2009 il film documentario che narra la vicenda riportata nel titolo.
Ad Altamura, cittadina della provincia barese famosa per il suo pane DOC, nel 2001 aprì il primo Fast Food McDonald's che dopo appena un anno fu costretto a chiudere per mancanza di clienti. Infatti, in contemporanea,  aveva aperto  i battenti poco lontano la focacceria  dei fratelli Luca e Giuseppe Di Gesù.  La storia, ripresa dai giornali, fece ben presto il giro del mondo tanto da ispirare il film a cui hanno preso parte personaggi del calibro di Renzo Arbore, Lino Banfi, Michele Placido.

La tradizione

TriticumE' indubbio che la focaccia, realizzata con farina di grano tenero o semola di grano duro, sia uno degli alimenti più apprezzati dai pugliesi e poiché si può mangiare anche fredda, non manca mai di accompagnare le scampagnate o le serate fra amici. La si può trovare appena sfornata in tutte le panetterie sia la mattina che la sera.
Ogni paese, anzi ogni famiglia ha la sua ricetta, ed io vi darò la mia personale. Fondamentalmente gli ingredienti si possono ricondurre  a un impasto di farina, acqua, lievito, sale e olio. Molti aggiungono anche una patata lessata che renderà la focaccia più saporita, ma non è indispensabile. Anche il condimento può variare secondo il gusto personale, dai pomodori rossi alle cipolle, oppure risultare assente su quella bianca che è ricoperta solo con una manciata di sale grosso e rosmarino.


Ecco la mia ricetta:

Ingredienti dell'impasto
500 g di farina 00
100 g di semola di grano duro
1 patata media
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cubetto di lievito di birra da 25 g
1 cucchiaio pieno di sale fino
acqua quanto basta per impastare.

Per condire
una decina di pomodorini rossi
una manciata di olive nere
origano
capperi

Esecuzione
  • Setacciata la farina sulla spianatoia di legno, eseguite al centro la classica fontana e ponetevi la patata lessata e schiacciata con la forchetta. Aggiungete il sale e l'olio. Nel frattempo avrete posto a scaldare sul fuoco 400/500 ml d'acqua in un pentolino. Sciogliete il lievito di birra in una tazza con l'aiuto di un po' d'acqua calda e aggiungete un pizzico di zucchero per migliorare la lievitazione.
  • Versate il lievito al centro della fontana e lavorate energicamente aiutandovi con tutta l'acqua necessaria ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
  • Versate abbondante olio in una larga teglia. Stendetevi l'impasto e lasciatelo riposare per un paio d'ore. D'estate la lievitazione è più veloce. 
  • Intanto preparate il condimento: lavate i pomodorini e tagliateli a metà.
  • Scaldate il forno a 200°.
  • Quando l'impasto è bello gonfio affondateci dentro i pomodori e le olive a intervalli regolari. Spargete l'origano e i capperi. Salate leggermente e condite con un filo d'olio.
  • Infornate per un'ora.

Pane di Altamura
Pane di Altamura
      

Curiosità
La farina è il prodotto ottenuto dalla macinazione di cereali o di altri prodotti. La semola è una farina di granulometria maggiore dove i singoli componenti sono di forma arrotondata e con presenza di poca polvere. es.: zucchero semolato, o semola di grano duro.
Nell'uso comune, il termine farina serve ad indicare quella di grano e in particolar modo quella di grano tenero, mentre si usa la parola semola per la farina di grano duro. Per il loro ruolo nella fabbricazione di pane e di pasta, queste sono infatti le più diffuse nel mondo, tutelate dalle leggi dei diversi paesi. La legge italiana ne stabilisce chiaramente caratteristiche ed eventuali denominazioni con il Decreto del Presidente della Repubblica n.187 del 9 febbraio 2001[1]. Fonte Wikipedia

Se avete dubbi o domande sulla ricetta, non esitate a chiedere chiarimenti usando il modulo commenti o scrivendo all'e-mail, sarò felice di rispondervi.

mercoledì 24 luglio 2013

Castel del Monte: mistero e magia nel luogo più enigmatico di Puglia

Rappresenta a buon diritto una delle principali mete turistiche della regione.
Situato sopra un'altura che domina tutto il circondario, Castel del Monte emerge in tutta la sua bellezza fin da lontano.
A mano a mano che ci si avvicina, aumenta il fascino di questa struttura unica al mondo per il sottile mistero che l'avvolge.


La storia

Federico IICostruito nel lontano 1240 per ordine di Federico II di Svevia, il castello è giunto fino a noi grazie a una serie di restauri che ne hanno conservato la forma e l'integrità.  Non risulta però che l'imperatore vi abbia mai soggiornato.
Dopo la caduta degli Hohenstaufen, Carlo I d'Angiò vi imprigionò i figli di re Manfredi, prima di ucciderli. Infatti, tranne che per brevi periodi in cui furono celebrate feste nuziali, il castello rimase adibito a carcere. Purtroppo, essendo rimasto incustodito,  nel corso del tempo è stato sistematicamente saccheggiato, spogliato dei marmi e degli arredi fino a diventare ricovero per pastori e covo di briganti finché, nel 1876,  non è stato acquistato dallo Stato italiano. 

L'immagine

Il castello è stato costruito per essere visto prima di tutto a distanza, infatti da qualsiasi direzione si giunga, l'immagine è sempre la stessa: una corona turrita ottagonale. Come il cerchio della tavola rotonda, l'ottagono non consente un punto di vista privilegiato.
La particolarità di Castel del Monte è proprio questa, il numero otto. Ci sono otto torri, otto sale, otto lati nelle mura e nel cortile interno, otto foglie sui capitelli delle colonne e così via.

Che cos'è in realtà Castel del Monte?

E qui comincia l'enigma. Nonostante venga citato nei documenti imperiali come Castrum, non può essere considerato una struttura difensiva poiché manca di tutto : fossato e ponte levatoio,  postazioni per archi e balestre, caditoie attraverso le quali gettare olio bollente sui nemici. Inoltre le scale a chiocciola che consentono di salire al piano superiore girano tutte sulla sinistra favorendo gli invasori a scapito dei difensori.
Si è pensato che potesse essere una residenza pensata come rifugio per la caccia col falcone di cui l'imperatore era un appassionato cultore tanto da aver scritto anche un trattato sull'argomento De arte venandi cum avibus.

In effetti la zona all'epoca era ricca di vegetazione e di acque, tuttavia viene da chiedersi dove avrebbe alloggiato la corte visto che il castello è sprovvisto di forni, stalle, cucine e cantine per conservare le provviste.
Allora non resta che una spiegazione. Il castello aveva uno scopo esoterico.


Il simbolismo

File:Castel Del Monte June1997.jpgL'ottagono esprime la figura di mediazione fra il quadrato e il cerchio, la terra e il cielo. Il castello è orientato con i punti cardinali e la sua facciata è rivolta a Est. All'alba degli equinozi un raggio di sole penetra attraverso la finestra del piano superiore, attraversa la sala, esce da quella che si affaccia sul cortile e va a posarsi sopra un riquadro che un tempo conteneva un bassorilievo raffigurante una donna che riceveva l'omaggio di alcuni cavalieri (forse la Terra baciata dal sole?).
In una delle sale rimane traccia di un mosaico pavimentale che ripete un disegno usato per pratiche magiche: un doppio quadrato con gli angoli orientati verso i punti cardinali. In ogni angolo vi è un cerchio.
Secondo gli antichi testi di magia, pare che il mago dovesse porsi in quello centrale, e i suoi adepti negli altri quattro mentre al di fuori venivano bruciati i profumi.
Nel cortile sono incise scritte misteriose e nella chiave di volta di una sala è rappresentato il Bafometto, simbolo dei cavalieri Templari, gli antichi monaci-guerrieri molto versati nelle arti esoteriche. Anche su alcuni gradini delle scale a chiocciola sono incisi dei cerchi.
In tutta la costruzione troviamo la  divina proporzione, ossia il rapporto 1,618 che veniva usato oltre che per armonizzare il corpo umano anche in architettura e non mancano precisi riferimenti astrologici e matematici.



Come ci si arriva 

Percorrendo la S.S. 170  e infine la S.S. 98. Giunti in loco, bisogna lasciare l'auto in un parcheggio a pagamento ma si può usufruire di un comodo servizio di navette che stazionano sotto il castello. Dopo una breve salita a piedi, si arriva finalmente davanti all'ingresso.
Non dimenticate di consultare le previsioni meteo prima di partire perché altrimenti potrebbe capitarvi di trovare il castello immerso nella nebbia, com'è successo a me due volte su tre.
 
Da visitare nei dintorni
 
Andria, a soli 18 km, fiorente cittadina agricola, in cui è interessante visitare il Palazzo Ducale, le chiese, e il Museo del Confetto di Giovanni Mucci, oltre a fare una sosta per  assaporare gli squisiti confetti, tenerissimi e ripieni di mandorla, nocciola, cioccolato o liquore. Tra le specialità gastronomiche andriesi non si possono dimenticare gli sponsali "arraganati" con uova e pomodorino, gli strascinati, le orecchiette , le carni alla brace e gli indimenticabili dolci alle mandorle.
Ruvo di Puglia vanta una stupenda cattedrale in stile romanico-pugliese risalente al 1237.
 
Un'ultima romantica curiosità
La scrittrice Ornella Albanese ha ambientato il suo romance storico "Il volo del falco" nel 1245, epoca in cui il castello era appena stato costruito, e lo descrive con la sua consueta maestria nelle pagine del libro edito da Mondadori nella collana I romanzi. Narra la vicenda del valoroso cavaliere Angus di Yeslick al quale l'imperatore Federico II ha imposto di sposare la figlia del duca di Sassovivo. Ma chi è in realtà Beatrice di Sassovivo?
Se volete saperne di più andate sul sito dell'autrice: www.ornellaalbanese.it dove potrete leggerne anche un breve estratto.
 
  

martedì 16 luglio 2013

Piatti unici: la pizza - sfoglia ripiena di carne

L'estate è ormai al culmine ed è molto piacevole organizzare pic nic al mare o scampagnate fra i boschi ombrosi dove trovare un po' di refrigerio dall'afa.
Meno agevole invece risulta portarsi dietro stoviglie e posate. Meglio allora preparare  una bella focaccia ripiena che piace un po' a tutti, compresi i bambini,  e risolve il problema del pranzo.



Ingredienti:

Per la sfoglia
350 g di farina
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale
1 bustina di lievito di birra liofilizzato

Per il ripieno
600 g di carne di vitello macinata
150 g di formaggio Grana grattugiato
250 g di Asiago, Fontina o altro formaggio fresco
2 uova
sale, pepe, noce moscata

  • Cominciate mettendo a soffriggere in una padella antiaderente la carne macinata con poco olio, sale, pepe e una foglia di lauro.
  • Mentre la carne cuoce, preparate sulla spianatoia la classica fontana con la farina e al centro ponete un cucchiaio raso di sale e due di olio.
  • Tutt'intorno, sulla farina, versate il lievito liofilizzato con pochissimo zucchero per attivarlo. Cominciate a lavorare impastando tutto lentamente con l'acqua calda.
  • Lavorate finché non avrete ottenuto un impasto morbido ed elastico (almeno 10 minuti).
  • Dividete l'impasto in due parti.
  • Stendete due sfoglie sottili con cui fodererete una teglia.
  • Una volta cotta la carne, eliminate la foglia di lauro e lasciatela raffreddare. Poi aggiungete il formaggio grattugiato, le uova intere e mescolate.
  • Trasferite il ripieno sulla sfoglia. Ricoprite con l'Asiago tagliato a fette.
  • Ricoprite tutto con la seconda sfoglia.
  • Bucherellate la superficie con una forchetta.
  • Infornate subito, senza aspettare la lievitazione, e lasciate cuocere a 180° per circa un'ora.
L'idea in più: il lievito nell'impasto vi darà una sfoglia morbida e non croccante.

Curiosità: il lievito liofilizzato non è altro che lievito di birra sottoposto a processo di liofilizzazione (praticamente viene eliminata l'acqua, lasciando inalterate le qualità dell'alimento) in questo modo si conserva molto più a lungo. Una bustina corrisponde a un panetto tradizionale di 25 g. 

In Puglia questa focaccia ripiena si mangia tutto l'anno ma tradizionalmente  viene preparata per festeggiare l'ultima domenica di Carnevale o il Martedì Grasso.

Se invece non amate la carne, variando il ripieno, ma con la stessa sfoglia, potete preparare  anche la pizza ai carciofi o agli spinaci e ricotta.


Come sempre, se avete domande da fare, volete dei chiarimenti sulle ricette o suggerimenti da proporre, potete postare un commento in fondo al post o scrivermi all' e-mail.



domenica 7 luglio 2013

Segnalazione Sandalo e cannella - Il racconto di Erielle

Atmosfere salgariane per un mix di avventura e romanticismo.

Autore: Erielle
Editore: Lite Editions
Genere: Storico - Erotico 
Prezzo: € 1,99 
Disponibile solo in E book


Sesso e amore nei mari del Sud. Si fa leggere bene e lascia un buon sapore in bocca. Un racconto come quelli di una volta: la trama, le emozioni, i sentimenti. E una bella dose di erotismo speziato. Come si addice al titolo: ''Sandalo e cannella''.
Recensione di Andrea Billaud su Amazon.it
Giudizio: 5 stelle



Oltre al sole, l'estate ci regala più tempo libero e la voglia di uscire dalla solita routine quotidiana per provare, chissà, anche un po' di trasgressione. Sarà per questo che la lettura dei romanzi erotici, in questa stagione, subisce un'autentica impennata.

L'anno scorso c'è stato il fenomeno del fortunato romanzo  Cinquanta sfumature di grigio, un successo da dieci milioni di copie, che però sembra essersi ormai esaurito, visto che attualmente in libreria lo troviamo in svendita a soli cinque euro.
Se amate i romance storici  e avete voglia di una lettura più "piccante" ma ugualmente molto romantica, vi consiglio "Sandalo e cannella", un racconto di Erielle, pubblicato da Lite Editions, una casa editrice digitale specializzata nel genere erotico di qualità, che è nata a Milano nel 2011 e ha visto continui incrementi nelle vendite.

Ecco la trama:


Trasferitasi nel Nuovo Mondo dalla natia Spagna, l'aristocratica Isabel si risveglia una notte, priva di ricordi recenti, nel letto del capitano Bradley, l'ombroso comandante del mercantile Valerian. 
Il clipper è appena salpato da Lima e attraverso l'Oceano Pacifico fa rotta per Canton, nella lontana Cina. 
Richard Bradley è arrogante, dispotico e autoritario, il classico uomo che è partito dal basso e si è fatto da sé, riuscendo a superare le sventure che il destino gli ha riservato.
"Wooden ships and Iron men" (Navi di legno e uomini di ferro), sono le parole che danno il titolo all'inno della Royal Navy e sintetizzano lo spirito dei marinai dell'epoca, una razza speciale, fiera e orgogliosa, che solcava i mari senza paura rimanendo lontano da casa anche per anni. Non per nulla, all'epoca c'era un detto: Ci sono tre categorie di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare. Nel 1849, anno in cui è ambientato il racconto, l'affascinante epoca dei velieri stava per concludersi perché ben presto sarebbero stati soppiantati dalle navi a vapore.






Isabel, la protagonista,  è una Dona, una nobildonna spagnola cresciuta nel culto del suo onore. Si ritrova legata a un uomo al di sotto della sua condizione sociale, che la costringe a prendere coscienza del suo corpo e della forza dell'amore fisico, e si ribella, tanto più che lui sostiene di averla comprata ed esibisce un regolare contratto di cui lei invece non ricorda nulla. Disperata, Isabel cercherà in tutti i modi di fuggire, ma non si può sfuggire al proprio destino ...



Erielle è lo pseudonimo dell'autrice  che scrive nei ritagli di tempo, divisa fra il lavoro d'ufficio e la cura della sua numerosa famiglia. Sandalo e cannella non è il suo primo racconto, ha già pubblicato "Persa in lui" all'interno dell'Antologia Tra le braccia di Eros (Officina Italiana Romance).


Il sandalo menzionato nel titolo, è il profumo preferito dal protagonista, Richard. Si racconta che respirando il Sandalo di Mysore, una rara essenza indiana che sembra avere poco in comune con le imitazioni in commercio, si possa trovare la simbiosi perfetta fra l'amore fisico e quello mistico e che si diventi capaci di trasformare la sessualità in esperienza spirituale.
Ottimo per la meditazione, possiede la preziosa qualità di aumentare la ricettività, la serenità, la saggezza. Gli si attribuisce anche la capacità di incrementare la resistenza alle malattie.

E per quanto riguarda l'aroma di cannella ... non voglio anticiparvi altro, perché si riferisce a qualcosa che si scoprirà soltanto alla fine del racconto! 

Intanto, ecco un breve estratto in esclusiva per le lettrici:

"Era seduta davanti alla cassa aperta, assorta in silenziosa contemplazione, il corpo avvolto in una vestaglia maschile di velluto blu, le mani appoggiate sul bordo. Per terra, meticolosamente ridotta a brandelli, giaceva la camicia da notte che aveva indossato la sera dell’asta. Non l’aveva mai messa, preferendo invece i vestiti di Richard e lui si era chiesto perché, visto che non ricordava.

“Isabel, ho bisogno di una camicia pulita.”

Lei sollevò lo sguardo su di lui e  per la prima volta, gli sorrise.

L’effetto sull’uomo fu devastante. Sentì una scossa in tutto il corpo. Per un lunghissimo istante gli si bloccò il respiro e dovette ansimare per riprendere fiato (...)

Isabel continuava a restare seduta per terra, le ginocchia sotto di sé e respirava gli effluvi provenienti dal legno della cassa. Le ombre della sera si allungavano rapidamente ma gli occhi di lei splendevano nel buio, luminosi e dorati come ambra.

Dev’essere il profumo, pensò lui.

Si diceva che il sandalo di Mysore, profumo mistico e sensuale nello stesso tempo, se inspirato profondamente aprisse l’anima e la mente a esperienze di tipo trascendente. Perfino il sesso poteva diventare un’esperienza spirituale. Non restava che provare.

“Isabel” mormorò, e la sua voce era già roca.

Si chinò a prenderle la mano e con un movimento fluido la tirò in piedi. Si fissarono un momento, mentre il desiderio dell’uomo divampava rapido come un incendio accendendo i sensi e gli sguardi di entrambi.

Per acquistare il racconto clicca qui
 

domenica 30 giugno 2013

Ricette d'estate ... ovvero il ritorno della vispa Teresa


Divagazioni ai fornelli fra cugine ritrovate e letture estive


È l’alba. Dalla finestra aperta, osservo  il mare calmo rivestirsi di luce e rivelare preziose trasparenze di turchese e smeraldo.  L’immensa distesa d'acqua s’increspa, baciata dolcemente dalla brezza mattutina, fino a fondersi in lontananza con l’orizzonte. Respiro profondamente il profumo salmastro, e ancora una volta mi sento in pace con me stessa, immersa nella grande quiete marina che accompagna la nascita di un nuovo giorno.
Sono persa in un dolce sogno a occhi aperti, quando lo squillo importuno del telefono mi riporta bruscamente alla realtà.

All’altro capo della linea c’è mia cugina, la vispa Teresa, che m’informa, con la sua solita incontenibile energia,  che arriverà in giornata, più o meno all’ora di pranzo e si fermerà per il week end.

“Potevi avvisarmi prima …” le rispondo seccata.

“Scusa, l’abbiamo deciso all’improvviso … avevo tanta nostalgia.”

La capisco, non è stato facile lasciare casa e affetti per trasferirsi nella fredda Germania. Ma per amore, si sa, noi donne siamo disposte a tutto, e Terry è davvero innamorata persa del suo Max. E lui di lei. E poi ci sono i bambini: tre pestiferi pargoletti che aggiunti al mio piccolo campione possono diventare più distruttivi dei quattro cavalieri dell’Apocalisse … brrr … nonostante il caldo, sento un brivido gelido serpeggiarmi  lungo la schiena. Altro che mattinata in spiaggia …  in attesa che cali su di me l’orda barbarica, sarà bene darsi da fare.

La mia cuginetta è vegetariana, ma non è un problema: le mie ricette estive sono quasi tutte a base di verdure. Innanzi tutto preparerò le Zucchine marinate all’aceto.

Proprio ieri ne avevo comprato un chilo, di quelle lunghe e sode. Dopo averle lavate, spuntate e tagliate a rondelle, le ho adagiate sulla spianatoia di legno e, rivoltandole di tanto in tanto, le ho lasciate sotto il sole cocente per un giorno.  Adesso che sono secche, non mi resta che friggerle in olio bollente. Ben presto assumono un bel colore giallo dorato: sono pronte! Le metto in una ciotola e le condisco con sale, abbondante aceto, poco aglio e tanta menta fresca che è indispensabile per questa ricetta. Io ne ho sempre una buona scorta poiché la coltivo sul terrazzo. Ci vorrà qualche ora per far insaporire le zucchine, ma per il pranzo saranno perfette e poi so che Teresa le adora ...

Voglio preparargliele anche grigliate.

Scelgo sempre zucchine sottili che taglio per il lungo a fettine spesse pochi millimetri. Le griglio sulla piastra calda, pochi minuti per parte, salandole.  Quando sono cotte, le adagio in una teglia e condisco ogni strato con menta, origano, pepe, aceto, poco sale. Infine una spruzzatina di olio.

Sono leggere, profumatissime e molto appetitose.

Ora è il momento di pensare al primo piatto. Una bella insalata di pasta con melanzane, mozzarella e pomodori secchi dovrebbe risolvere il problema.

Lavo due melanzane medie, le taglio a cubetti e le immergo nell’acqua salata per mezz’ora perché perdano l’amarognolo.

Nel frattempo metto a bollire l’acqua per cuocere la pasta e taglio a listarelle 50 g di pomodori secchi ben scolati dall’olio di conservazione.

Faccio imbiondire uno spicchio d’aglio e un cipollotto fresco e lo soffriggo per qualche minuto con i cubetti di melanzane, poi elimino l’aglio e lascio cuocere il tutto, dopo aver salato, aggiungendo un po’ d’acqua calda.

Per la pasta ho scelto le penne rigate, che accolgono bene il condimento, e sto attenta che siano cotte al dente. Quando sono pronte le metto in una zuppiera e le lascio raffreddare. Poi aggiungo i pomodori e le melanzane, i pezzetti di mozzarella, e infine una bella spolverata di origano.

Metto tutto in frigo.

Per i bambini voglio preparare una fresca merenda: i biscotti-gelato.

Dalla dispensa prelevo dei biscotti secchi. In una teglia bassa li dispongo in quattro file a faccia in giù contando fino a sedici. Per il ripieno monto a neve fermissima 250 g di panna e la metto in frigo. A parte frullo due  tuorli d’uovo con 50 g di zucchero a velo. Con molta delicatezza incorporo la crema ottenuta alla panna montata, facendo attenzione che non si smonti.  Livello per bene e ricopro con uno strato di biscotti facendo attenzione che corrispondano a quelli sotto e li metto in freezer dove resteranno per qualche ora.

I biscotti-gelato sono come le ciliegie, uno tira l’altro, e risultano pericolosissimi per la linea, perciò noi adulti, sempre in lite con la bilancia, dovremo accontentarci di una granita di limone.

Una serie di energiche scampanellate segnala l’arrivo degli ospiti e nel giro di pochi secondi mi ritrovo stritolata in un caldo abbraccio di famiglia. Chi l’ha detto che i tedeschi sono freddi? Il gigantesco Max mi solleva praticamente da terra per la gioia di vedermi e la mia cuginetta ... ah,  è proprio un amore! Bionda e nordica per quanto io sono bruna e mediterranea, mi stringe forte come se non ci vedessimo da anni, mentre invece sono trascorsi solo pochi mesi dall’ultimo incontro. 

“Ma dove la troverete tanta energia col caldo che fa?” brontolo mentre cerco di riprendere fiato. In realtà sono felicissima di riaverli con me.

Essendo coetanee, io e Teresa siamo cresciute insieme come sorelle. Ci basta uno sguardo e un sorriso per ristabilire l’antica complicità. Dopo i saluti, i pargoli hanno invaso la casa con la forza rovinosa di uno sciame di cavallette, ma per fortuna ho già messo in salvo gli oggetti più fragili.

Come Dio vuole,  ci mettiamo a tavola e il pranzo si svolge tranquillamente in un vociare placido e festoso. Teresa mangia di gusto, finché, mentre sbocconcella una fetta di pane fatto in casa, non le viene in mente di chiedere: - È fatto con farina biologica, vero?

"Naturale, rispondo candida, in più ho sorvegliato personalmente che il grano fosse molito su macine rigorosamente di pietra."

Mi guarda un attimo, perplessa, ma sarà per la stanchezza del viaggio o per i bambini che fanno baccano, non coglie la mia ironia. Io scuoto la testa … come se in un piccolo supermercato di provincia fosse facile trovare prodotti biologici … non sa che qui abbiamo abbondanza di sole, mare, vento e poco altro?

Dopo pranzo, i maschietti scendono in spiaggia e noi ne approfittiamo per riposare un po’. Non posso resistere: poco dopo mi alzo e dò un’occhiata ai libri che Terry mi ha portato in regalo.

Il primo è “Quello che mi piace di te” di Beth Kery. Leggo la trama: Lucien Sauvage (sauvage sta per selvaggio, però … il nome promette bene) è bello, ricchissimo, uno degli imprenditori più affermati di Chicago ( eh ti pareva!). È anche un amante dei piaceri della vita, (ovvio, no?) tant'è che il Fusion, il ristorante più alla moda della città, costruito in cima allo spettacolare grattacielo della Noble Enterprises, è una sua creazione, dall'arredamento minimal chic alla scelta dell'impeccabile personale. Quando Lucien scopre il suo capo chef che flirta spudoratamente con una giovane apprendista, va su tutte le furie: la ragazza che si fa corteggiare non è altri che Elise Martin, conosciuta quando viveva a Parigi, e di cui aveva perso le tracce. Lei è a sua volta una ricca ereditiera, (di bene in meglio) col pallino della cucina: chiaro che la sua presenza a Chicago, nel ristorante di Lucien, non è un caso ma una provocazione. Furente di rabbia (o si chiama forse gelosia?), Lucien fa di tutto per rendere impossibile l'apprendistato culinario di Elise. Comincia così, tra estenuanti scaramucce e solenni dichiarazioni di reciproco odio, una guerra senza esclusione di colpi, fino a che verrà a galla il segreto che lega Lucien e Elise fin dai tempi di Parigi. E che rischia di essere molto pericoloso per entrambi. Pericoloso quasi come l'amore.

Bella trama! Nei romance, visto che il finale è scontato, la parte che mi piace di più è quella delle schermaglie e queste mi sembrano proprio gustose. Inoltre, pare che il romanzo sia piuttosto "piccante".

Il secondo invece s’intitola: “La ricetta segreta dell’amore”di Beth Ciotta.

Chloe Madison ha trent'anni, un fisico da modella (sai che sorpresa...) e un diploma di chef (ma   guarda un po'...). Peccato che abbia anche una grossa delusione d'amore da dimenticare. È l'occasione perfetta per mollare tutto, lasciare New York e ripartire da zero ( classico cliché dei romanzi chick lit). Con una nuova vita e un nuovo lavoro... a Sugar Creek, un paesino sperduto nel Vermont. Che cosa c'è di più dolce che cucinare per Daisy, una simpatica vecchietta che va matta per i cupcake? Che cosa c'è di più seducente della pasticceria? Solo una cosa: Devlin Monroe, l'uomo più sexy e inaccessibile del paese... Al contrario della nonna, l'eccentrica e gaudente Daisy che ha dato ospitalità a Chloe, Devlin è tutto casa e azienda: ha troppo da fare per lasciarsi tentare dai piaceri dell'esistenza. Almeno fino a quando conosce la nuova arrivata. Come può resistere di fronte a una ragazza così piena di passione, e non solo tra i fornelli? Ma vecchi segreti di famiglia rischiano di stroncare sul nascere la storia tra Chloe e Devlin, che deve decidere se i suoi sentimenti sono la ricetta di un disastro oppure un delizioso peccato che durerà per sempre...

Non molto originale, ma davvero carino.
Ah, la mia cuginetta ha scelto bene! L’estate, che già si annuncia bollente, diventerà torrida con queste letture. Non vedo l’ora.

Intanto la sento rovistare in cucina e aprire lo sportello della dispensa, quello che cigola sinistramente come la porta di una casa infestata dagli spettri.

Ohps! Presto scoprirà che di farina biologica non c’è neanche l’ombra. Infatti, se ne esce in una serie di esclamazioni che culminano in un urlo degno di Tarzan:

“Lilianaaaaaaaaaaaaaaa”







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